DIARI TOSCANI INTERVISTA AUGUSTO BIANCIARDI
Chianti General Service una scommessa lunga 10 anni
In occasione della festa per il 10° anno di vita della cooperativa Chianti General Service, Diari Toscani incontra il presidente Augusto Bianciardi.

Augusto, talvolta parlando della Chianti General Service mi accorgo che ho delle incertezze se usare il femminile anziché il maschile, poi ho pensato che è una cooperativa, perciò: che femminile sia!
È una buona premessa, questa. Sicuramente perché è cooperativa e poi un elemento del quale vado particolarmente fiero è che al suo interno, se non vado errato, più del 70% sono donne. Il fatto che funzioni così bene è dovuto a questa alta percentuale femminile, come sappiamo le donne sono brave a organizzare e a fare fronte a più problemi contemporaneamente ed efficacemente.
Quante persone lavorano per la cooperativa?
In questo momento, stabili, una cinquantina di soci lavoratori. Se ripenso ai primi tempi, essere arrivati a questi numeri ci fa onore e ci dà soddisfazione. Come ci riempie di gioia essere qui stasera, in un’atmosfera di allegria, condivisione e ‘colore’. Altro elemento interessante è che, oltre all’alto numero di presenze femminili, all’interno dell’azienda ci sono persone di undici diverse nazionalità. Mi piace definire questa realtà lavorativa come un microcosmo che potrebbe essere replicabile nella nostra società civile.
Questa festa nasce per celebrare i dieci anni di vita della Chianti General Service, com’è nata la cooperativa?
Personalmente nasce dall’indignazione, ma chiamiamola voglia di giustizia. Prima c’era una cooperativa, che io non conoscevo, nella quale era presidente Massimiliano Nannoni, era una cooperativa legata a tutta una serie di ambienti e con finalità indubbiamente nobili. Purtroppo, con il tempo, il Presidente si era ritrovato solo e con infinite difficoltà. Io insieme ad altre persone mettemmo insieme energie e danari per poter chiudere quella che era la storia della cooperativa, compresi i debiti dovuti a una mala gestione. Acquisimmo il pacco clienti, pagando, con l’intento di risolvere la questione. La Chianti General Service è nata prevalentemente dalla voglia di aiutare un amico in difficoltà e di dare opportunità lavorative al paese. Mancava un direttore, ma c’era un’esperienza e allora partimmo con questa nuova soluzione rimanendo però attaccati a quei valori che le cooperative hanno, ovvero uno scopo mutualistico e l’idea che non si debba solo fare profitto.
Stiamo parlando di lavoro, un ritorno economico dovrà pur esserci
Certamente. È chiaro: dobbiamo essere competitivi e con margini di profitto, ma lo scopo fondamentale è pensare alla salute e alla serenità di chi lavora nella Chianti General Service. Basta parlare con i nostri soci lavoratori e chiedere loro se sono contenti dei turni di lavoro e delle modalità e dei rapporti che ci sono all’interno della cooperativa. Come diceva Adriano Olivetti “ la fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi e democrazia.”
Competitività e profitto, un connubio non semplice
Per noi è doppiamente difficile perché c’è la diceria che le cooperative paghino meno tasse, non è così: siamo un soggetto giuridico come altri che sono sul mercato, quindi noi siamo competitivi e nello stesso tempo abbiamo una funzione di grande valore: dare lavoro e quindi dignità e reinvestire sul territorio come se fossimo una fondazione.
Cosa fa la Chianti General Service, di cosa si occupa?
Siamo una cooperativa di servizi, per riposizionarti sul mercato devi avere autorevolezza perché per la storia passata era difficile credere che potesse esserci una ripartenza, ho pensato di collocarci sul mercato con un altro punto di vista. La vecchia cooperativa aveva prevalentemente appalti ‘istituzionali’, noi ci siamo rivolti al privato e il nostro core business è diventato il management a360°
Qual è stato il primo passo?
Abbandonare l’agricoltura pura in quanto non eravamo competitivi. Purtroppo ci sono cooperative spurie, basate sullo sfruttamento dei lavoratori e sul caporalato, perciò ho voluto abbandonare questo settore per puntare su un livello superiore: ho aumentato la tariffa oraria, ma con servizi di qualità. Sostanzialmente il business è la gestione delle ville e dei casali: dalla donna delle pulizie, al giardiniere, all’hospitality, alla manutenzione delle piscine. Abbiamo veramente tanti settori e siamo in grado di fornire un pacchetto completo. Ci sono dei clienti che vengono nella loro case due volte l’anno, ma le gestiamo come se fossero sempre in procinto di arrivare.
Quindi deve esserci un rapporto di grande fiducia con i vostri clienti
Assolutamente.
Come si riesce ad avere la fiducia dei clienti?
Non è facile, i clienti adesso sono giustamente attenti dopo il boom del Chianti negli anni ‘60-‘70 definito Chiantishire, ci sono state persone e ditte che si sono approfittate anche di gente che, seppure danarosa, si è sentita beffata. Quindi, secondo me, la fiducia si acquista nel tempo, soprattutto facendo, ed è ciò che dico sempre ai miei collaboratori, problem solving. Bisogna esserci, sempre, quando c’è un problema dobbiamo risolverlo. Essere presenti in maniera continuativa, ma soprattutto nelle esigenze. Un mio consulente diceva: “Ci sono due tipi di persone: quelle che fanno il lavoro e quelli che ne prendono il merito. Bisogna essere nel primo gruppo, fra l’altro è meno affollato e con meno competizione.” Incuriosito sono andato a cercare e pare che questa frase sia attribuita a Indira Ghandi.
Perché il nome in inglese?
Prima di tutto perché l’80% dei nostri clienti non sono italiani e inoltre molte ragazze che lavorano con noi, — e che sono delle professioniste, ci tengo a sottolinearlo in quanto, per noi, è un servizio fondamentale e il clean service si posiziona in un livello alto, al pari di altre professioni — arrivano dai più svariati luoghi del mondo, e molte di loro comunicano in inglese.
Augusto Bianciardi, presidente, com’è organizzata la tua giornata?
Molto bene. Lavoro circa dodici ore al giorno, quando arrivo alla sera sono stanco, ma mi sembra di non aver lavorato. Questo è significativo. La giornata ha inizio alle 6, più o meno, quando partono tutte le squadre dal magazzino con decine di mezzi con giardinieri e donne delle pulizie. Poi, come sai, abbiamo anche un ristorante quindi anche questo richiede organizzazione.
Augusto, noi ci conosciamo da svariati anni, dai tempi in cui avevi una galleria d’arte a Gaiole, e al mondo dell’arte sei molto legato. Un accenno sui tuoi studi per poi arrivare alla domanda che desidero farti
Ho fatto lettere, e la tesi era sperimentale su Le Metamorfosi di Ovidio, illustrate nel Novecento. La storia dell’arte è stata un po’ la mia vita. La Galleria da un punto di vista imprenditoriale fu un’esperienza disastrosa, anche se tuttora ci sono tracce a Gaiole di opere che erano della Galleria, però sicuramente è stata un’esperienza formativa, non fosse altro riuscire a relazionare con gli artisti, non sempre è cosa semplice.
E poi sei approdato in una cooperativa di servizi che con l’arte forse non ha niente in comune, e infine un ristorante, l’Osteria il Papavero. Quanto l’arte ci rende sensibili e pronti ad affrontare il quotidiano?
È una bella domanda che poi riassume cos’è l’arte. L’arte è comunicazione. Quando ti trovi davanti a un’opera, questa ti comunica emozioni e sensazioni, ed è necessario sviluppare la capacità di ‘gestirla’ nella sua complessità e interezza. Lo stesso avviene quando relazioni con le persone. E, secondo me, da questa arriva la forza di saper gestire le cinquanta persone che lavorano nella Chianti General Service. Con il ristorante è la stessa cosa, oltre alla passione che condivido per il buon cibo, la buona tavola, il buon vino e, ovviamente, l’accoglienza, con Deborah Montagnani e Alessandra Sas, che sono punti fermi e di riferimento nella cooperativa. Quindi l’arte aiuta tantissimo.
Progetti futuri della Chianti General Service
Tantissimi, anche se in verità sono in essere. Come sai quest’anno abbiamo aperto CasaMatta e abbiamo rilanciato l’associazione culturale EvOrArt, che è finanziata dalla Chianti General Service, così come finanziamo insieme ad altri sponsor il Chianti Natural Festival. Quindi questi sono due progetti fondamentali che non devono essere rilanciati, ma continuamente supportati per arrivare a dei buoni livelli.
A seguito di quanto mi hai detto, c’è un tema particolarmente sentito dalla cooperativa: sostenibilità. Perché?
Perché la sostenibilità non è solo ecologica, non è solo economica, ma è anche sociale.
Quanto è importante fare rete sul territorio?
Fondamentale, lavoriamo quasi sempre con aziende del posto. Sicuramente lavorare con persone sul territorio è più facile in quanto ci conosciamo, esattamente come stiamo facendo noi due adesso.
Augusto, per concludere la nostra conversazione: come viene organizzata, e da chi, la logistica della Chianti General Service?
Alessandra Sas si occupa del settore clean service e l’impostazione filosofica del ristorante oltre a gestire tutto il personale femminile. Deborah Montagnani si occupa di tutta la parte amministrativa, che non si limita solo alle fatture, ma anche alla sicurezza e i rapporti con le banche.
E tu?
Io mi occupo della parte più ‘primitiva’ dell’azienda: progettazione, realizzazione e manutenzione delle aeree verdi, ma anche della parte più delicata e divertente e cioè pensare, immaginare e concretizzare i progetti futuri.






