Dai pionieri di Rochdale alla cooperazione del XXI secolo: attualità dei sette principi cooperativi
Un viaggio dalle origini del movimento cooperativo alla sua attualità, tra valori storici e nuove sfide economiche e sociali.
Nel panorama economico e sociale contemporaneo, caratterizzato da rapidi mutamenti e crescente complessità, il modello cooperativo continua a rappresentare una forma d’impresa capace di coniugare efficienza, democrazia e solidarietà.
I suoi valori fondanti — mutualità, partecipazione e centralità della persona — affondano le radici nell’esperienza dei pionieri di Rochdale, considerata la nascita ufficiale del movimento cooperativo moderno.
Le origini: i pionieri di Rochdale e l’idea di un’economia equa
Nel 1844, in piena Rivoluzione industriale, ventotto tessitori della città inglese di Rochdale, nei pressi di Manchester, decisero di reagire alle condizioni di sfruttamento e povertà che caratterizzavano la nascente società industriale.
Fondarono la “Rochdale Society of Equitable Pioneers”, aprendo un piccolo spaccio cooperativo dove vendere beni di prima necessità di buona qualità e a prezzi giusti.
L’iniziativa, apparentemente modesta, conteneva in sé un’idea rivoluzionaria: la possibilità di organizzare la produzione e la distribuzione non sulla base del profitto individuale, ma del bene comune.
Per questo motivo, i pionieri definirono un insieme di principi e regole di autogoverno che avrebbero ispirato, nei decenni successivi, l’intero movimento cooperativo mondiale.
L’esperienza di Rochdale si diffuse rapidamente in Europa e nel mondo, dando origine a una rete di cooperative di consumo, di produzione e di lavoro che condividevano un’identità comune, fondata proprio sui 7 principi iniziali.

I sette principi cooperativi
1. Adesione libera e volontaria – L’accesso alla cooperativa è aperto a chiunque condivida gli scopi dell’organizzazione, senza discriminazioni di alcun genere. L’impresa cooperativa nasce dal basso,
dai bisogni di un territorio e di chi lo vive.
Risponde ad un principio di mutualità, di reciproco scambio (il bisogno del socio è soddisfatto dall’attività d’impresa della cooperativa). È una realtà aperta, aderendo alla quale “il socio” instaura un rapporto caratterizzato da
vantaggi e responsabilità.
2. Controllo democratico dei soci – La cooperativa è gestita dai propri membri secondo il principio “una testa, un voto”, indipendentemente dal capitale posseduto. Il capitale sociale è cioè soltanto “strumentale”, e non si attende pertanto la sua “speculativa” remunerazione.

3. Partecipazione economica dei soci – I soci contribuiscono equamente al capitale e ne controllano l’uso; gli utili vengono reinvestiti o redistribuiti in modo equo. Il socio mette a disposizione della
cooperativa le proprie competenze ed il proprio sapere fare, ma partecipa anche con il proprio capitale, che insieme a quello degli altri soci, costituisce il capitale sociale della cooperativa. Il socio è quindi anche imprenditore,
continuando a valere il principio una testa un voto. L’utile è destinato non alla remunerazione del capitale, ma alla riserva obbligatoria, al fondo mutualistico e, su decisione dell’Assemblea, allo sviluppo della stessa cooperativa
attraverso progetti o potenziamento di attività già in essere o al ristorno.
4. Autonomia e indipendenza – Le cooperative sono entità autonome, che mantengono la propria libertà anche nelle relazioni con istituzioni pubbliche o private. La cooperativa è un soggetto economico
ed imprenditoriale autonomo sul mercato che non “presta” il proprio lavoro, ma ne mantiene l’organizzazione e le scelte strategiche.
5. Educazione, formazione e informazione – La cooperazione promuove la crescita culturale e professionale dei propri membri e la diffusione dei valori cooperativi. Le cooperative e le associazioni
di rappresentanza si impegnano per la diffusione della cultura cooperativa, dedicandosi ad attività nelle scuole ed alla formazione continua per soci, lavoratori, amministratori.
6. Cooperazione tra cooperative – La collaborazione tra cooperative, a tutti i livelli, rafforza il movimento e ne accresce l’efficacia. Le cooperative operano nei più diversi settori coprendo filiere
importanti dalla materia prima al prodotto finito. Le cooperative possono essere agricole, di abitazione, sociali, culturali, di lavoro e servizi, di consumo, di credito. La “solidarietà” tra cooperative si esplica anche attraverso
l’obbligatorietà della devoluzione al fondo mutualistico del 3% annuo di utile, proprio perché sia sviluppato un sistema finanziario di sostegno all’intero movimento.
7. Impegno verso la comunità – Le cooperative operano per uno sviluppo sostenibile e inclusivo delle comunità di riferimento, attraverso politiche approvate dai propri soci e rispondendo alle necessità
di questi ultimi. Si parla quindi di mutualità. Nel rispetto dell’art. 45 della Costituzione, che al primo comma sancisce: “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza
fini di speculazione privata. (…)”, le cooperative oltre allo scambio mutualistico con i soci, assolvono anche ad una funzione sociale nel contesto territoriale e di comunità dove esse operano, producendo e vendendo prodotti e servizi
all’interno dell’economia fondamentale (settore primario, distribuzione alimentare, logistica ad essa collegata, servizi socio-sanitari).
In una società moderna sempre più incentrata sull’esaltazione della ricchezza individuale, fondata sull’economia speculativa della finanza, una società che non solo esalta l’”uomo solo al commando”, ma anche presenta sempre più spesso modelli individualistici vincenti, il modello imprenditoriale cooperativo, “alternativo” al modello capitalistico, pone invece ancora al centro dei suoi valori l’economia “reale” del Lavoro, condotto in maniera collettiva e cooperativa, sulla base della partecipazione democratica dei soci-cooperatori al governo della propria impresa.
A più di 180 anni dall’esperienza dei pionieri di Rochdale, i sette principi cooperativi conservano ancora una sorprendente attualità, rappresentando, non soltanto un patrimonio storico, ma anche una bussola etica e operativa per costruire
un’economia più equa, solidale e umana.
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