Le giornate festive – in Italia – oltre alla domenica, sono stabilite dalla legge e solo in parte dai contratti collettivi. Sono dodici (come gli apostoli, come i mesi, come le fatiche di Ercole…) fra civili e religiose, e sono quelle solitamente “segnate in rosso” sui calendari
Le
domande più frequenti che vengono poste a chi gestisce il personale, anche ai fini dei riflessi sui costi aziendali.
Proponiamo ai lettori del Chianti Magazine un articolo apparso sul blog del nostro Studio (www.studionerisabatini.it), rivisto e integrato, che ancora oggi attrae lettori perché è un argomento sempre molto popolare.
DELLE FESTIVITÀ “IN ROSSO”, DI QUELLE SOPPRESSE, QUELLE GODUTE E DI QUELLE LAVORATE
Cliente, datore di lavoro: «Senta, secondo me le buste paga sono sbagliate perché c’è una “festività non goduta” ma noi per Ognissanti s’è fatto festa?»
Il Consulente del lavoro: «No, sono giuste; la festività non goduta si riferisce al 4 novembre»
Cliente, datore di lavoro: «Ah, sì? E che si festeggia? Non è neanche segnato di rosso sul calendario…»
Il Consulente del lavoro: «La festa dell’Unità Nazionale»
Cliente, datore di lavoro: «Uhm…lo dicevo io, meglio fare il dipendente, ti pagano per stare a casa!»
Questo scambio di battute ha luogo quasi ogni anno, di solito ai primi di dicembre, quando in azienda arrivano i cedolini paga del mese di novembre. E non conta se l’imprenditore ha alle proprie dipendenze lavoratori da uno o da dieci
anni, è proprio una faccenda che non gli entra in testa. Altro luogo comune è che ‘in Italia ci siano troppe feste’ ma questa è una mezza verità: in molti altri paesi europei (e non solo) la media dei giorni festivi è
di 10 giorni all’anno.
Cerchiamo allora di capire quali sono le festività e come vengono retribuite, poiché il principio generale è che, durante i giorni festivi, il lavoratore subordinato ha diritto di astenersi dal lavoro e di percepire
la retribuzione; l’eventuale prestazione lavorativa, infatti, può essere richiesta solo in presenza di un accordo tra le parti e solitamente è legata al settore di attività in cui il lavoratore viene impiegato.
Le giornate festive – in Italia – oltre alla domenica, sono stabilite dalla legge e solo in parte dai contratti collettivi. Sono dodici (come gli apostoli, come i mesi, come le fatiche di Ercole…) fra civili e religiose, e sono quelle solitamente “segnate in rosso” sui calendari:
Capodanno (1° gennaio)
Epifania (6 gennaio)
Festa della Liberazione (25 aprile)
Lunedì dell’Angelo o Pasquetta (festa mobile che coincide con il lunedì dopo Pasqua)
Festa del Lavoro (1° maggio)
Festa della Repubblica (2 giugno)
Assunzione o Ferragosto (15 agosto)
Ognissanti (1° novembre)
Immacolata (8 dicembre)
Natale (25 dicembre)
Santo Stefano (26 dicembre)
Festa del Santo Patrono (ogni Comune ha il suo)
Le domande più frequenti che vengono poste a chi gestisce il personale, anche ai fini dei riflessi sui costi aziendali, sono queste:
Ma il giorno di Pasqua non è una festività?
Pasqua cade sempre di domenica, per cui viene considerata festiva al pari di tutte le altre domeniche dell’anno.
E se una di queste dodici festività coincide con la domenica?
Dev’essere retribuita, maggiorando la retribuzione mensile della quota giornaliera di 1/26 oppure la retribuzione oraria per 1/6 dell’orario settimanale poiché, di fatto, il lavoratore ha goduto di una giornata di riposo in meno.
E se cade di sabato?
Dipende. Se in azienda vige la “settimana corta” (dal lunedì al venerdì), nessuna ripercussione avrà sulla normale retribuzione mensile, mentre sarà comunque retribuita a tutti quelli che percepiscono la retribuzione su base
oraria.
E se si lavora in un giorno festivo, cosa spetta?
Oltre alla normale retribuzione, già comprensiva della festività retribuita in misura giornaliera oppure oraria come spiegato prima, spetterà un ulteriore giornata retribuita – maggiorata in base alla percentuale prevista dal
CCNL di riferimento – oppure una giornata di riposo compensativo e la sola maggiorazione di lavoro festivo per le ore effettivamente lavorate.
Ma il Santo Patrono è quello del Comune in cui si lavora?
Generalmente sì, anche quando la sede operativa non coincide con la sede aziendale, purché il lavoratore sia assegnato in quella sede di lavoro stabilmente. Altrimenti, potrebbe essere anche quello del Comune dove ha la sede
legale l’azienda.
Ma… il 4 novembre, perché viene considerata sempre una festività non goduta, e quindi retribuita “in più”?
Perché la celebrazione di questa festività è stata spostata alla prima domenica successiva dopo quella data, trasformandola così in una “festività coincidente con la domenica”, con le conseguenze sul piano retributivo che abbiamo
visto prima in questi casi.
E se la festività cade all’interno di un periodo di ferie?
Quel giorno verrà retribuito come festività e non come feria, pertanto non verrà considerato come un giorno di ferie goduto.
Ma le festività religiose valgono per tutti, anche per i lavoratori di confessione diversa da quella cattolica?
Nell’ambito della flessibilità dell’organizzazione aziendale, gli ebrei, ad esempio, possono chiedere il riposo sabbatico (da mezz’ora prima del tramonto del sole del venerdì a un’ora dopo il tramonto del sole del sabato) recuperando
le ore in un altro giorno della settimana, compresa la domenica, così come hanno diritto di astenersi dal lavoro e percepire la normale retribuzione seguendo il loro calendario di festività religiose; anche gli avventisti posso
chiedere di fruire il riposo settimanale nel giorno del sabato ma poi ci sono gli ortodossi, gli induisti, i buddisti…per questi, magari potete chiedere al vostro consulente del lavoro di fiducia cosa prevede la normativa vigente.
D’altro canto, è dai tempi dell’Editto di Costantino del 313 d. C. che l’allora imperatore romano concesse la libertà di culto all’interno del suo impero, ponendo fine così alle persecuzioni dei cristiani e gettando le basi per la multiculturalità.
Da allora, ne è passata d’acqua sotto i ponti!
