LA POTATURA CONSERVATIVA DEL VIGNETO.

Con l’arrivo dei primi freddi inizia la caduta delle foglie. Si avvicina cosi il periodo in cui bisogna prepararsi alla potatura del vigneto.

A questa operazione colturale spesso non viene data la giusta considerazione ed importanza. Molto spesso la potatura viene eseguita sulla base di informazioni empiriche o applicando regole studiate sui libri più disparati. Spesso queste regole soddisfano esclusivamente le esigenze dell’uomo che vuole completare questa operazione nel più breve tempo possibile, utilizzando spesso attrezzature non appropriate, (seghetti, cesoie, etc.)  curandosi solo dell’aspetto esteriore della pianta o del mantenimento a “tutti i costi” della geometria della forma di allevamento scelta.  Operando in questo modo le piante spesso subiscono tagli grossi le cui ferite hanno delle forti conseguenze sulla pianta. La vite infatti, come altre piante, reagisce ai tagli disseccando al di sotto della ferita, una quantità di legno proporzionale al diametro della ferita stessa. Un rosso taglio equivale dunque a un grosso cono di disseccamento mentre una piccola ferita avrà come conseguenza una piccola area di disseccamento del legno sottostante. 

Analizzando le regole più comuni applicate dai potatori esse sono riconducibili a tre azioni: il taglio di ritorno, la “testa di salice” ed il “taglio raso”. 

tagli di ritorno (foto 1-2)
talvolta anche di grandi dimensioni, servono, in caso di eccessivo allungamento delle branche o tronchi, a riportare la pianta entro gli spazi dettati dal sesto d’impianto, dalla forma di allevamento o dall’altezza del filo di piegatura.

Foto 1 Taglio di ritorno su tronco
Foto 2 taglio di rotorno su branca

La “testa di salice” è un’altra abitudine di potatura che si crea a seguito di frequentissimi tagli concentrati tutti sulla sommità del tronco ad esempio su forme di allevamento a Guyot o Capovolto, (foto 3) oppure sul tronco orizzontale di Cordoni speronati o Sylvoz (foto 4). 

Anche la testa di salice è un’abitudine di potatura dettata dalla necessità di non creare ramificazioni della pianta che vadano a invadere l’interfilare o che crescano troppo in altezza.

Foto 3 Testa di salice
Foto 4 Testa di salice cordone

La terza abitudine di taglio, molto frequente in certe aree viticole, è il taglio raso (foto 5). Si tratta di un taglio che viene fatto molto vicino al legno vecchio, asportando le gemme di corona, con l’obiettivo di limitare se non azzerare l’emissione di succhioni primaverili-estivi in modo da ridurre cosi le ore di lavoro relative alla scacchiatura. (eliminazione dei germogli superflui)
Tutte e tre queste abitudini di potatura hanno delle grosse ripercussioni sulla vitalità e longevità della pianta: le ferite di grosse dimensioni (taglio di ritorno) l’elevato numero di tagli incrociati (testa di salice) la mancata idratazione del legno provocato dal taglio raso, hanno come conseguenza il disseccamento di grandi porzioni di legno e dei vasi che trasportano la linfa. (Foto 6-7) 

Foto 5 Taglio raso
Foto 6 Sezione Taglio di ritorno
Foto 7 sezione Testa di Salice

Vengono cosi messe a repentaglio intere branche che non vengono più raggiunte dal flusso linfatico. I punti produttivi tendono a deperire a causa della scarsa affluenza di linfa: i germogli crescono in modo stentato (foto 8) e spesso sono privi di grappoli. I punti ben ramificati invece (foto 9) presentano uniformità di germogliamento, buon vigore e produzione regolare.


Foto 8 sviluppo stentato germogli TDS
Foto 9 sviluppo regolare ramificazione cordone 2

Disseccamento del legno significa inoltre minor sostanze di riserva disponibili. La vite accumula infatti nel legno vecchio tutti i nutrienti necessari allo sviluppo, crescita e produzione. Riducendo la quantità di legno vivo all’interno della pianta si limita il magazzino dove vengono accumulate le riserve e questo si traduce spesso in minor resilienza agli stress ambientali.

Il disseccamento di branche significa soprattutto perdita dei punti produttivi. I danni maggiori sono evidenti soprattutto nei cordoni speronati dove la perdita di produzione con il passare degli anni si fa sempre più importante. (foto 10).

Foto 10 perdita punti cordone
Foto 11 carie ed esca

Inoltre, le grosse ferite di potatura, i danni ai tronchi provocati dalle attrezzature o da spollonature tardive sono la prima porta d’ingresso per i funghi responsabili delle malattie del legno (foto 11). Pertanto, ridurre tutte queste cause, a partire dalla potatura, sono una buona pratica di campo preventiva per limitare le morie legate a questi patogeni. 

Cosa fare?

Bisogna tenere in considerazione le esigenze dell’uomo ma anche e soprattutto quelle della pianta che, come abbiamo visto, soffre i tagli e le ferite, soprattutto quelle mutilanti. La vite ha bisogno di sviluppare delle branche con legno sano per mantenere il circolo della linfa integro, per accumulare sostanze di riserva fondamentali per la crescita, la produzione e la longevità delle piante stesse. (Foto 12)


Foto 12 ramificazione cordone

Per questo motivo, applicare delle regole di “POTATURA CONSERVATIVA” (che prendono spunto dal metodo POUSSARD) va nella direzione di un maggior rispetto delle esigenze della pianta. La vite è una pianta centenaria. Applicare le regole di una potatura conservativa significai mantenere quanto più possibile integro il suo potenziale di invecchiamento. 

La miglior qualità dei vini prodotti da viti vecchie è stata dimostrata non solo dalla ricerca ma anche dalle esperienze dei singoli produttori che ben sanno che i vini prodotti da vecchi vigneti hanno sempre una marcia in più rispetto ai vigneti giovani. Favorire il buon invecchiamento delle piante, mettendo in atto tutte buone pratiche agronomiche, compresa la potatura, è un obiettivo che ogni viticoltore dovrebbe porsi.

Il metodo di potatura conservativa si basa su pochi concetti fondamentali: 

1.FAVORIRE UN ACCRESCIMENTO CONTROLLATO DELLE BRANCHE: significa far sviluppare delle branche robuste, (foto 13) tenendo sotto controllo la loro crescita, evitando rapidi allungamenti, utilizzando speroni nelle giuste posizioni grazie a una corretta scelta dei germogli primaverile. 

2.RISPETTO DEL FLUSSO LINFATICO

3. EVITARE I TAGLI RASI facendo tagli piccoli e sempre rispettando le gemme di corona, 

4.LASCIARE DELLE PORZIONI DI LEGNO DI RISPETTO adeguate alla dimensione delle ferite.
Bisogna dare poi continuità alla potatura secca attuando in primavera una scacchiatura e selezione dei germogli con l’intento di proseguire quanto fatto durante l’inverno. Con la selezione dei germogli si possono correggere eventuali errori di potatura secca e allo stesso tempo evitare eccessivi affastellamenti che aumentano il rischio di malattie crittogamiche. Per favorire dunque il successivo lavoro di potatura conservativa si dovranno togliere tutti i succhioni in eccesso e lasciare solo quelli posizionati sul flusso linfatico e utili al mantenimento della forma di allevamento 

Foto 13 sviluppo controllaato ramificazione
Foto 14 Rispetto flusso linfatico
foto 15 NON rispetto del flusso linfatico
Foto 13 taglio rispetto gemme di corona

CONCLUSIONI

Come si può evincere da quanto detto finora la figura del potatore assume un ruolo di tutto rilievo all’interno dell’azienda viticola. Viene messo nelle “mani” del potatore il destino delle piante ed è lui che con le sue decisioni e azioni può influire sulla vitalità e longevità dei vigneti con forti ripercussioni sull’economia aziendale.

Diventa dunque di fondamentale importanza la formazione del personale che opera nei vigneti. Educare le persone a diventare bravi potatori, che applicano il metodo di potatura conservativa, passa attraverso dei corsi teorici ma soprattutto attraverso un tutoraggio in vigneto (foto 14). 

Serve un coach in vigneto che attraverso dimostrazioni pratiche e assistenza ai singoli operatori trasmette loro la piena autonomia nelle decisioni. 

Foto 15 tutoraggio vigna

ZANUTTA ALESSANDRO

Libero professionista Friulano di 60 anni, residente a San Giorgio di Nogaro in provincia di Udine, diplomato presso l’Istituto Tecnico Agrario di Cividale del Friuli.  
Ho lavorato per oltre 20 anni al Consorzio Tutela Vini del Collio con l’incarico di coordinatore del servizio di assistenza tecnica fornendo consulenza agronomica alle aziende del Collio.
Nel 2010 mi congedo dal Consorzio per seguire progetti aziendali dedicati alla formazione del personale al metodo di potatura soffice in Italia, Germania, Austria e California. 
Dal 2018 ho intrapreso l’attività di libero professionista e fornisco consulenza agronomica per la gestione sostenibile dei vigneti partendo dalla progettazione dei nuovi impianti, alla scelta delle barbatelle e dei materiali, alla gestione della parete fogliare, alla difesa anticrittogamica con metodi sia biologici che integrati.

Nella mia attività riveste particolare importanza l’attività di formazione del personale aziendale per quanto riguarda la tecnica di potatura con metodo conservativo applicato alle diverse forme di allevamento attraverso corsi personalizzati alle singole aziende.
Alessandro Zanutta