IL VISCHIO COMUNE E IL VISCHIO QUERCINO
Ovvero il “Ramo d’oro che tutto guarisce”
Passando sotto il vischio attaccato sopra una porta come addobbo natalizio chi, in cuor suo, non pensa “e se fosse vero quello che si dice? Per non perdere nessuna occasione per essere felice io ci passo sotto credendoci. Tentar non nuoce!”
Appendere un rametto di vischio sulle porte per attirare la buona fortuna è una tradizione molto antica e mai dimenticata.
Ma … che pianta è il vischio?
Descrizione e habitat
Nei nostri boschi e nelle nostre campagne sono presenti due specie di vischio: il Vischio comune (Visco album) e il Vischio quercino (Loranthus europaeus) conosciuto nelle nostre zone anche con il nome di Pania. Entrambe sono specie fanerofite epifite emiparassite, sono cioè piccoli arbusti legnosi che producono zuccheri autonomamente attraverso la fotosintesi e che grazie a particolari radici modificate, dette austori, crescono su altre piante dalle quali sottraggono acqua e sali minerali per completare il loro fabbisogno.
Le due specie hanno foglie verdi di consistenza cuoiosa, persistenti nel Vischio comune, caduche nel Vischio quercino; i frutti, contenenti i semi, sono piccole bacche di forma sferica a polpa gelatinosa di colore bianco-madrepelaceo nel Vischio comune e di colore giallo-dorato nel Vischio quercino. Le bacche servono da alimento invernale per merli, tordi, cesene ed altri uccelli che, dopo averle mangiate, depositano i semi indigeriti sui rami degli alberi insieme agli escrementi, permettendo così la diffusione di queste specie. Se i semi cadono sul terreno non germinano e muoiono.
Il Vischio comune, in Italia è diffuso in tutte le regioni fino a 1200 metri di altitudine, cresce su alberi di molte specie: abeti, pini, pioppi, tigli, olmi, meli, robinie, biancospini, mandorli, peri, sorbi, salici, aceri, noci.
Il Vischio quercino invece ha una minore diffusione, è presente nell’Italia centro meridionale, esclusa la Sardegna, in zona collinare fino ai 400 metri di altitudine. Il nome comune ci indica che preferisce colonizzare le diverse
specie di querce ma si può trovare anche su noci, castagni e ulivi.
Entrambe le specie di vischio non sono protette in Toscana ma, essendo ritenute utili all’equilibrio ecologico del bosco, ne è ammessa la raccolta di una quantità moderata a patto di non danneggiare la pianta ospite. Per la raccolta
del vischio per uso natalizio, è consigliabile verificare presso il Comune di interesse l’esistenza di regolamenti locali specifici.
Miti, leggende ed uso nel tempo
Intorno al vischio sono fiorite numerose leggende e superstizioni. Nel VI libro dell’Eneide, Virgilio narra che Enea, dovendosi recare nell’Oltretomba per incontrare il padre Anchise, dovrà attraversare il fiume Acheronte attraverso
il quale Caronte traghetta le anime dei morti nell’Ade. La Sibilla Cumana lo avverte che per passare dovrà recare con sé il “ramo d’oro”. Questo, sacro a Proserpina, regina degli
inferi, si trova protetto in una fitta selva all’interno di un albero con la chioma densa e scura e che il ramo si lascerà cogliere soltanto da colui che il destino ha predestinato.
La dea Venere, sua madre, decide allora di aiutarlo inviandogli due colombe con il compito di guidarlo fino al luogo dove il ramo si trova. Dopo averlo raccolto Enea lo pone sulla porta della città di Dite come offerta votiva
a Proserpina; solamente allora, in compagnia della Sibilla Cumana Enea potrà dirigersi verso i Campi Elisi dove incontrerà suo padre.
È probabilmente da questo racconto che al vischio viene attribuito il potere di vincere la morte.
Il Vischio comune è una specie molto diffusa nelle regioni del Centro e Nord Europa. Scrive Plinio il Vecchio (23 – 79 d.C.) nel XVI libro del suo trattato naturalistico in forma enciclopedica “Naturalis historia” che i Druidi, come erano chiamati i sacerdoti delle tribù celtiche, quando lo trovavano su una rovere lo consideravano sacro e da venerare in quanto inviato dal cielo. Nella loro lingua lo chiamavano “colui che tutto guarisce” e veniva raccolto seguendo rituali antichi e ben precisi.

Chi non ricorda nei fumetti di Asterix (creati da René Goscinny e Albert Uderzo nel 1959) la pozione magica preparata dal druido Panoramix? Questa, costituita da un miscuglio di ingredienti fra i quali è presente anche il vischio, conferisce ai Galli una forza sovrumana e garantisce la vittoria contro i Romani. Seguendo un rituale specifico il druido Panoramix per raccogliere il vischio che cresceva su una rovere, si arrampicava su di essa e con un falcetto d’oro ne raccoglieva un rametto che poi veniva fatto cadere su un panno bianco.
Un’altra leggenda nordica è legata a Freya, dea dell’amore e moglie di Odino. Freya aveva due figli, Balder buono e generoso e Loki cattivo ed invidioso del fratello. E lo era a tal punto che decise di ucciderlo. La madre venne a conoscenza delle sue intenzioni e chiese a tutti protezione per Balder. Si dimenticò però di chiederlo al vischio dal quale Loki ricavò un rametto acuminato che utilizzò per uccidere il fratello. La madre per il dolore pianse tantissime lacrime che, cadendo sul corpo di Balder, si trasformarono in perle bianche ridandogli la vita, altre rimasero attaccate per sempre al vischio trasformandolo da pianta della morte in pianta portatrice di amore e buona fortuna. Freya felice iniziò a baciare tutte le persone che passavano sotto la pianta di vischio come augurio di buona fortuna e protezione da ogni male.
L’usanza di baciarsi sotto il vischio, che ancora oggi resiste, forse è legata a questa leggenda e, nonostante sia di origine pagana, questa tradizione accolta dalla religione cristiana è simbolo di pace universale. Mazzi di vischio vengono usati per addobbare anche le chiese nel periodo natalizio. Si dice però che, per attivare i suoi poteri, quando ormai è secco non si deve buttare via ma si deve conservare fino al 31 dicembre dell’anno successivo per poi bruciarlo nella notte di Capodanno.
Il vischio, una pianta ben conosciuta dall’uomo fin dall’antichità, era usata sia per le per le sue proprietà curative sia come collante naturale. Se ingerita è una specie tossica sia per gli esseri umani che per i cani e i gatti. In caso di ingestione accidentale si possono avere disturbi gastrointestinali, difficoltà respiratorie e problemi cardiaci potenzialmente mortali.
Teofrasto nel IV secolo a.C. come anche Dioscoride nel I secolo d.C. e Galeno nel II secolo d.C. lo consigliavano per curare molte malattie, fra queste l’asma, l’epilessia, l’itterizia, la gotta, le convulsioni e le paralisi. Gli studi effettuati a partire dal 1600 hanno confermato le sue proprietà vasodilatatrici, ipotensive, diuretiche, emostatiche, antiepilettiche, antispasmodiche e ipertensive. Fra i principi attivi contenuti nel vischio si trovano glucosidi, saponine, resine, colina, quercitine e mucillagini.
Il nome latino di questa pianta, viscum, da cui la parola italiana vischio, è dovuta alla caratteristica posseduta dalla sostanza presente nelle sue bacche che risulta appiccicosa e viscida: viscum in latino ha infatti anche il significato di materia viscida o appiccicosa. Sia dalle bacche del Vischio comune che del Vischio quercino in passato si estraeva la pania, una colla naturale che serviva per preparare cerotti adesivi oppure, se spalmata su rametti o bastoncini, era usata per costruire trappole per prendere i piccoli uccelli soprattutto durante l’inverno; da qui il modo di dire popolare “rimanere invischiati”. Questa pratica conosciuta con il nome di “uccellagione” è attualmente vietata in tutto il territorio italiano in ottemperanza all’articolo 3 della Legge n. 157 del 1992 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio).
Autore: Maddalena Zuddas
Guida Ambientale Escursionistica e Guida Turistica
Facebook: ARTE e NATURA nelle TERRE DI SIENA con Maddalena e Riccardo
Facebook: sangimignano.visite.guidate
Facebook gruppo: RI-CONOSCIAMO LE PIANTE SPONTANEE COMMESTIBILI E NON SOLO
Instagram: maddalenaguidartestoriambiente
Instagram: sangimignano.visite.guidate
Sito internet: www.sangimignanovisitaguidata.it