Torrente Arbia
di Martino Danielli. Guida ambientale escursionistica
Il corso del torrente Arbia rappresenta uno degli ambienti naturali più preziosi per il territorio del Chianti. In questo torrente si riversano anche corsi d’acqua come il Massellone, il Rigo, e di conseguenza vi si raccolgono le acque di tutti i terrirtori comunali del Chianti senese. La sua elevata naturalità e la scarsa presenza di urbanizzazione ed interventi umani sono alla base della ricchezza di biodiversità che si sviluppa lungo le ripide colline e vallate che questo corso d’acqua percorre. La ricerca ornitologica realizzata dal gruppo Species, grazie al contributo della società Castello di San Polo, di Chianti General Service, dell’Associazione Salingolpe e del Parco Sculture del Chianti, ha messo in luce quanto l’ambiente fluviale possa ospitare un grande numero di uccelli, se mantenuto naturale e selvatico. Tante specie diverse che normalmente troviamo in contesto boschivo sono state rilevate durante la ricerca.

Tra queste specie mi ha colpito particolarmente avvistare una grande quantità di rampichini comuni (Certhia brachydactyla) e di scriccioli (Troglodytes troglodytes ), due specie con abitudini e nicchie ecologiche molto diverse, ma che hanno trovato nella vegetazione lungo l’Arbia la loro “ casa felice ”. Il rampichino è una specie adattata alla vita arboricola.
Passa gran parte del tempo a scalare letteralmente i tronchi delle piante con un movimento a spirale e ad esplorare tronchi e rami di pioppi, querce, ontani, alla ricerca di piccoli insetti, ragni ed altri artropodi di cui si nutre. Il nido è sovente realizzato nelle fenditure di cortecce parzialmente staccate dai rami.
Non è una specie particolarmente rara in Italia, ma è comunque legata ad ambienti boschivi con grandi alberi, piuttosto maturi e diversificati, dove può trovare l’ambiente idoneo in cui vivere e riprodursi.
Lo scricciolo frequenta anche i boschi ma, al contrario del rampichino, predilige tutti gli ambienti con tanti cespugli, rampicanti ed un fitto sottobosco o ambienti ricchi di siepi e cataste di detriti, e non si allontana quasi
mai dalla fascia vegetale del sottobosco, spesso nascondendosi tra le radici di alberi possenti o cataste di rami e altro materiale naturale.
Le due specie non si incontrano quasi mai eppure vivono nello stesso ambiente, ma è come se fossero su piani diversi di uno stesso condominio. Questo può avvenire perché stiamo parlando in questo caso di un ambiente vario e complesso, che può dare possibilità di sopravvivenza a tante specie diverse, ognuna con la sua nicchia.
La grande quantità di specie legate all’ambiente boschivo non deve però far pensare che non ci siano altre specie, che invece sono legate esclusivamente all’ecosistema acquatico, come il martin pescatore e il merlo acquaiolo (vedi Magazine numero X).
Durante lo studio,infatti, stati incontrati molti aironi appartenenti a specie diverse e, particolarmente interessante, la presenza del tuffetto, il più piccolo degli svassi.
Proprio il tuffetto ci ha emozionato, infatti non è stato avvistato un individuo ma una intera famiglia con tanto di pulli (giovani individui) al seguito degli adulti.
Un fiume o un corso d’acqua in generale con questa grande varietà di specie non può che essere considerato una risorsa naturale prima che economica o ludica.


Oggi gli ambienti acquatici sono particolarmente a rischio. Inquinamento, cambiamento climatico, spreco di risorse idriche, presenza di specie aliene invasive, distruzione delle rive con cementificazione e tagli boschivi, sono i principali attori protagonisti, il regista è l’uomo moderno.
I fiumi per poter essere in salute e, di conseguenza, regalare i benefici ecosistemici, che sono ad esempio la depurazione delle acque, il mantenimento della falda, la protezione dalle piene e dal dissesto idrogeologico, devono essere lasciati il più naturali possibile. In molti paesi del mondo si è compresa la loro importanza come ambienti naturali e di conseguenza si abbattono barriere artificiali, si migliorano i depuratori, si toglie il cemento sia fuori che dentro l’alveo e si creano veri e propri boschi intorno al loro corso. Non è questa la gestione che vediamo in gran parte del territorio italiano, fatte alcune eccezioni. L’Arbia e i suoi affluenti hanno ancora tanta natura intorno a loro, anche se non mancano i problemi che riguardano la depurazione delle acque, la presenza di specie aliene, la presenza di sedimenti (e quindi torbidità delle acque) dovuti ad una agricoltura industriale e soprattutto l’eccessivo prelievo dalle falde che, unito al cambiamento climatico, provoca spesso crisi idriche in periodi di siccità. Anche la presenza di alcune barriere artificiali, costruite nel passato, sono una barriera per gli spostamenti di pesci ed anfibi. Molto si può fare in senso migliorativo, ma esiste veramente la cultura e la volontà di realizzarlo? Per cominciare, cerchiamo di comprendere meglio questi delicati ecosistemi e come fare a proteggerli. Ecco alcuni siti di riferimento sui quali approfondire la tematica.
Centro Italiano per la riqualificazione fluviale
WWF – Fiumi
https://www.wwf.it/pandanews/ambiente/il-nuovo-report-fiumi-del-wwf/
https://www.wwf.it/uploads/2021_9_23-report-ultimo.docx.pdf
La scienza per i fiumi